Maybe English is not my language....

lunedì, giugno 13, 2011

Sunday Morning.

Comincia bene la domenica mattina. Nel caos di Times Sq., mi alzo, bazzico per un'oretta con papà su skype e dopo di che me la fugo. Giro per negozi, ma stamattina non ho granché voglia di comprare e provare vestiti. Mi limito ad osservare giudicare e ad attaccarmi post-it in testa con scritto "questo è da prendere prossimamente".
Rubo un caffè veloce dallo Starbucks più accogliente in cui sia mai stata. Stringo amicizia con il commesso di cui non mi ricordo neanche il nome. Prendo il mio caffè, ci metto un pò di latte e vado in metropolitana, stando ben attenta a sporcarmi per bene i pantaloni.
Indecisa mi dirigo al South Ferry, mi lascio trasportare dal traghetto e scatto un paio di foto. Guardo i turisti attorno a me. Son tutti emozionati, si fan le foto a vicenda, si sorrido e fanno baccano. Mi sento un pò in un mondo a parte, una traiettoria tutta mia. Non son nè una New Yorkese, nè una di quei chiassosi turisti. Cosa sono?
Giunta a Staten Island, incontro un turista che spiazzato mi chiede se questa fosse Brooklyn, nel mio inglese con accento italiano gli rispondo che questa è Staten Island e che Brooklyn si trovava dall'altra parte. Quello mi ringrazia e se ne va'.
Esco dal porticello e mi faccio un giro per il parco che costeggia il fiume.
E' un pò una desolazione devo dire. Ci son barboni,mi siedo tra di loro, sperando che nessuno si avvicini. Non c'è praticamente niente, gente che prende quei due raggi, barboni con altri barboni, che parlano spesso da soli, o si parlano addosso senza ricevere risposta. Bambini che vanno sui monopattini, coppie, ed io con la mia macchina fotografica che tento di immortalare più che posso senza dar noie a nessuno.

Tornata a Manhattan, mi godo il viaggio di ritorno dalla prua del battello e i palazzi si avvicinano e i turisti spintonano e mi danno colpi.
Scendo, prendo la metro, ho le mie cuffie, entro tre ragazze due delle quali enormi, ma la cosa più imbarazzante erano i vestiti giro-mussa, come si suol dire, si mettono a ballare in maniera buffa. Io dal mio mondo ovattano non capisco niente, vedo e basta. Mi tolgo le cuffie e sulla destra un uomo canta seguendo le canzoni del suo ipod. Ma canta in una maniera spettacolare. Tutti son girati a sentirlo e a filmarlo, le ragazze gli ballano sopra e lui canta a squarciagola come il migliore dei cantanti jazz. Finisce il primo pezzo e per me è istintivo partire con un applauso e la gente coinvolta mi viene dietro! E' fantastico, il vagone più musicale, me lo becco io!

Caso fortuito!

Scendo a Houston St, spiaciuta di non poter più assistere, mi innamoro immensamente di questa zona. Tranquilla, con poco traffico ed i classici edifici che si vedono nei films. Non palazzoni, edifici vittoriani, negozietti (alcuni vintage, felicissima!), pub con musica, ristoranti italiani, ristoranti indiani, mi piace! I love it! (:

Trovo anche dei mercatini e delle bancarelle sparse per queste strade. Mi ci perdo e torno a casa più tardi del solito. Nessuno che mi chiama, nessuno che mi chiede spiegazioni.
Va' sempre meglio. Imparo sempre più.
Son anche più contenta!
Domani?
E che ne so!
Via una settimana !

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