Maybe English is not my language....

lunedì, agosto 15, 2011

I saw the light fading out

Dopo 70 giorni esatti esco dal mio sogno. Esco da New York, tre anni fa' l'ho amata, tre anni dopo la amo.. se non di più. È partito tutto da una moneta in una fontana il primo pomeriggio, ho passato un mese alla completa totale ( e sperduta ) ricerca di me stessa. E... quasi dopo essere giunta ad una conclusione, parte un periodo un pó meno solitario. Conosco persone magnifiche, a caso, ma con un'unica passione in comune. E li puó essere nient'altro che la fortuna, perché son persone che porterò in fondo a me, che mi han dato qualcosa e che specialmente le ultime due settimane, quando tutte più o meno se ne stavano andando e spesso incontro a quello che desideravano, mi hanno dimostrato quanto io valga e quanto in questo mondo ci si debba aiutare. Tutti con i loro obiettivi.. ed ora anche io ne ho uno.
So esattamente (o quasi) cosa voglio e come devo fare per ottenerlo o quanto meno so da dove devo partire. Non ho nessun timore, d'altronde come ha detto una certa amica, "tu hai un'obiettivo, se la persona che hai al tuo fianco ti ostacola non è la persona giusta per te. È elementare e semplice, lo sarà quella che arriva sino alla fine con te." E questo credo valga per tutti i rapporti, non solo quelli di cuore.

Ho visto New York con gli occhi di chi ci abita, non con quelli della turista, è una differenza abissale quella tra viverla così e viverla come può essere una vacanza-studio od un viaggio organizzato, non sai mai che aspettarti le giornate possono essere tutte diverse, non hai orari, non sai chi conoscerai e se conoscerai.
Spesso vengo (venivo) presa per una new yorkese, ormai ci ho (avevo) fatto l'abitudine, l'unica cosa che spesso mi frega (fregava) è la mia pronuncia oltre il fatto che il mio inglese non è perfetto.

Son partita che ero confusa, arrabbiata, vogliosa di scappare di non saperne più niente di nessuno. Ed ora? Semplicemente riesco a non farmi problemi a fregarmene di tutto.
Comincia un nuovo periodo, mi lascio una nebbiosa e piovosa NY alle spalle, con l'enorme speranza di ritrovarla presto, prestissimo. Per nuove avventure, per nuove coreografie da imparare, nuove serate in cui sfoggiare il mio documento ;).
Per ora mi accontento di tornare a Ovada, riprendere la routine, per qualche tempo e prepararmi per ottobre. Che sembra lontano, ma incombe..

Metto le ultime cose in valigia e vado in aeroporto!
Son triste, inconsolabile, ho già gli occhi umidicci, piangerò come una disperata, ahaha, ma sto tornando in quella realtà che chiamo casa (home, sweet home) .
Ma... ho.. oltre i vestiti, le esperienze i ricordi da indossare di nuovo, son l'unica cosa che non devo lavare, che non devo cambiarmi e che mi possono solo che formare di giorno in giorno, che di giorno in giorno mi hanno formata, che mi aiutano ad andare avanti.
Un cinema a Bryant Park, un libro nell'east side in riva al fiume, un parco sotto il ponte di Brooklyn, le sirene la notte, le volte che son rimasta chiusa fuori casa sino all'alba, le finestre sul mondo, le luci dei palazzi, le luci di New York, il mare, la grande Statua, il Financial District, il Ferry per Staten Island, il MoMa, Coney Island, gli amici, la famiglia, la danza, il BDC, il contest, il Santos ...

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