Maybe English is not my language....

lunedì, settembre 12, 2011

Qualcosa uscirà fuori ;

Una settimana di mare all'Elba con la propria famiglia, la schiena che è l'unico punto su cui posso vantare un'abbronzatura uniforme e non a chiazze? E... fatalità.. è anche l'unico punto che devo iniziare a coprire a causa del fresco di queste prime serate di settembre.
E' stata una vacanza piacevole e rilassante, non ho visto altro che il mare, le pagine dei libri e le troppe alghe che spesso mi si impigliavano fastidiosissimamente tra le dita dei piedi.
 ...Che poi alla fine fosse stato per me non ci avrei neanche pensato a tutte quelle persone che oggi cominciavano il loro primo giorno di scuola, ma i link su facebook, mia sorella che si lamenta, ...la GENTE che si lamenta! E' inutile non pensarci, voglia di ricominciare da capo la quinta ? Non se ne parla neanche! Mi trovavo solo a ripensare agli anni scolastici, specialmente gli ultimi cinque. Sembrano passati secoli da quando iniziai il mio percorso da futura ragioneria (titolo che faccio ancora fatica a credere di aver ottenuto e di cui faccio ancora più fatica a credere, non me ne farò niente).
Giusto ieri sera mi son trovata al tavolino con un paio di ex compagni di classe e ci guardavo uno ad uno, quanto siamo cambiati in … 7 anni? Paolo, Erica, Mattia, Ivano, chi non c'era per motivi di studio o chi semplicemente ha ignorato ogni gesto di avvicinamento.

E' piacevole ogni tanto rivedere quelle facce, anche se devo dire che fa' sempre un effetto un po' particolare. Stiam crescendo e le strade che prenderemo son tutte diverse, ma nonostante tutto provo una sensazione piacevole nel vedere che, i pochi, siam sempre disposti a sederci attorno a quel tavolo e a parlare di noi, quasi tutti, fuori dal teen, solo come età, ma dentro fino all'osso per quanto riguarda i problemi e le altre preoccupazioni.

Mi perdo sempre nei moralismi formulati dalla mia testa, un frasario che finisce sempre per annoiarmi ed affascinarmi allo stesso punto, “dove finiremo?” , “che ne sarà di noi?” , “tra 20 anni saremo qui di nuovo a bere tutti assieme un chupito?” , “tra 20 anni mio figlio sarà un punkettone che si farà di funghetti tutto il giorno?” (quest'ultima situazione non so bene da cosa sia scaturita).

Nel frattempo, ci guardo, tento di impressionare la mia testa il più possibile di immagini loro.
E sorrido, penso al mio primo ultimo giorno di scuola, mi rivedo tra i banchi, con i capelli lunghi, con i baggy, con le air force, con la kefiah di svariati colori.
Sembra come essere dietro un vetro, appoggio una mano sulla superficie e mi guardo, mi sorrido e penso “Non sarà facile, nulla lo è stato e mai lo sarà”.
Do' un ultimo sguardo alla gentaglia che mi circonda, 25-26 persone (faccio persino fatica a ricordare chi e quanti fossimo) molte facce strafottenti, altre attente ad ogni singola e sputata sillaba del professore o della professoressa, altre con la classica e palese espressione di chi fa' finta di ascoltare, ma in realtà è dall'altra parte del globo, altre semplicemente ebeti.

Ecco, li riguardo tutti, sorrido, penso all'annata che sarà e torno su questa tastiera, senza fiato e parole per aggiungere altro.  

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